Pozzo sacro di Santa Cristina, Paulilatino (OR) – Dove mistero e magnetismo vibrano nell’aria

Il Pozzo Sacro di Santa Cristina è situato nell’area del parco archeologico di Santa Cristina che si trova a Paulilatino un comune in provincia di Oristano su di un altopiano basaltico e prende il nome dalla Chiesa rupestre di Santa Cristina che si trova nelle sue vicinanze ma che è molto più recente in quanto risalente al XI-XII secolo d. C.

Il Pozzo di Santa Cristina invece è stato datato intorno all’ XI sec. a.C. ed è la massima espressione dei templi sacri legati al culto dell’acqua in Sardegna risalenti al periodo nuragico.

Il tempio a pozzo è circondato da un recinto sacro (themenos) a forma ellittica che separava l’area sacra da quella profana che a sua volta ne circonda un secondo a forma di serratura. Preceduto da un vestibolo, il pozzo è costituito da un vano a scala a sezione tronco trapezoidale, i cui blocchi di basalto perfettamente intagliati conducono alla camera con volta a tholos (falsa cupola), realizzata con anelli concentrici. I 25 gradini che conducono alla cella man mano si restringono e sono coperti da architravi poste specularmente, che creano l’effetto di una scala rovesciata.

Trovarsi di fronte a questo capolavoro di architettura e ingegneria è un’emozione indescrivibile, è quasi impossibile capacitarsi di come la civiltà nuragica sia riuscita più di 1000 anni prima della nascita di Cristo a costruire una struttura così tecnicamente perfetta.

Percorrendo le scale che portano alla cella più che ricalcare i passi di una civiltà passata, sembra di venire proiettati nel futuro di una cultura tecnicamente più progredita della nostra.

Scendendo la scalinata fino in fondo possiamo ammirare l’acqua di una falda perenne che gli antichi veneravano. Al di sopra della cella è visibile una volta ad ogiva (tholos) realizzata con blocchi di basalto disposti in file orizzontali e con un buco al centro da cui entra la luce che si specchia nell’acqua del pozzo.

E proprio grazie a questa apertura da cui entra la luce secondo alcuni archeoastronomi il pozzo oltre che avere una funzione di devozione nei confronti dell’acqua, richiamando genti da tutta la Sardegna, potrebbe anche essere stato un punto di osservazione astronomica, in quanto il rapporto tra la base e l’altezza della cupola del pozzo coinciderebbero, con un piccolissimo margine di errore, alla geometria astronomica. La Luna si sarebbe riflessa nell’acqua illuminando il pozzo al raggiungimento dello zenit della località.

Al di fuori del recinto sono presenti i resti del villaggio nuragico, tra i quali ancora ben visibile è la capanna delle riunioni rotonda con diametro di circa dieci metri, pavimentata a ciottoli e dotata di un sedile circolare. Poi rimangono una decina di altri ambienti che forse furono un tempo gli alloggi dei maestri di culto e alcune botteghe del mercato che accompagnava le solennità religiose.

Una cosa è certa, visitare questo luogo è un’emozione unica ed imperdibile: un misto di inquietudine e suggestione, si viene avvolti da un’aura di misticismo avvolgente e sembra di essere proiettati in un’altra dimensione, dove la linea del presente si confonde con il passato ed il futuro.

Paola Gentili

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