Tour di 5 giorni della Sicilia sud orientale – Giorno 5, Siracusa (SR)

Al risveglio del quinto giorno, partiamo da Catania in direzione Siracusa, città dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2015, e patria di Archimede, dove ci siamo posti l’obiettivo di visitare il Parco Archeologico della Neapolis e l’isola di Ortigia.

Lasciamo l’Hotel Borgo Verde per prendere l’autostrada A19 e poi percorrendo la E45 e la SS114, nel giro di un’ora arriviamo a destinazione.

Il tempo da grigio e freddo, man mano diventa sempre più soleggiato, al variare del paesaggio sempre più pianeggiante.

Entrati in città ci portiamo verso Ortigia, dove, con un bel colpo di fortuna, lasciamo l’auto in un parcheggio libero di fianco a Ponte Umbertino, che insieme a Ponte di Santa Lucia, sull’altro lato della strada, collega l’isola alla città moderna. Nella zona sono disponibili diversi parcheggi a pagamento, dove si può lasciare l’auto per percorrere Ortigia a piedi gustandola poco alla volta.

Ortigia è il cuore antico di Siracusa, dove sorse nell’antichità la colonia greca risalente al VIII sec a.C. fondata dai corinzi, grazie alla sua posizione strategica sull’acqua.

Ortigia racchiude testimonianze di epoche e stili architettonici diversi, tanto che camminando per le sue vie ci si immerge in un miscuglio di stratificazioni urbane derivanti da diverse civiltà, dalla greca e bizantina, a quelle normanna, araba e barocca, di cui il Duomo incarna la massima espressione artistica. Percorriamo il rettifilo di Corso Umberto I fino al Tempio di Apollo, in Largo XXV Luglio, che nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni e fu inglobato, in chiese, in una moschea ed in una caserma spagnola, per poi nel novecento essere liberato dalle sovrastrutture e riportato alla luce.

Proseguiamo su Corso Giacomo Matteotti, al termine del quale arriviamo in Piazza Archimede, dove ci imbattiamo nella bellissima fontana di Artemide (o Diana), circondata da eleganti palazzi di gusto gotico catalano. Al centro della fontana è rappresentata la dea, circondata da sirene, ancelle e tritoni e ai suoi piedi troviamo la ninfa Aretusa che, come spiegheremo più avanti, si sta trasformando in fonte.

Ci addentriamo nelle labirintiche vie del centro, in direzione lungomare, ammirando testimonianze architettoniche spagnole, arabe e barocche, in un contrasto unico e stupendo.

Arriviamo al lungomare e non possiamo non soffermarci ad ammirare le mura medievali che percorrono a strapiombo la costa dell’isola, sormontate da antiche e più recenti abitazioni.

Arriviamo poi fino al Castello di Maniace, che si affaccia sul porto, di origine normanna e a pianta quadrata, venne fatto erigere da Federico II di Svevia. La fortezza monumentale fu costruita con pietra lavica, calcarea e arenaria e deriva il suo nome dal generale Giorgio Maniace che qui aveva fatto erigere una postazione difensiva contro i saraceni.

Proseguiamo in direzione opposta sul lungomare Alfeo ed arriviamo alla fonte Aretusa, una sorgente di acqua dolce in cui crescono verdeggianti papiri. A questa fonte è legata la leggenda della ninfa Aretusa, seguace di Artemide, che si innamorò di Alfeo, figlio del dio Oceano, e che per sfuggire al dio arrivò ad Ortigia e si trasformò in fonte, Alfeo per raggiungerla si trasformò in fiume ed attraversato il mare la raggiunse.

Dal lungomare riprendiamo le strade interne ed arriviamo a Piazza Duomo, dove restiamo abbagliati dal bianco e dallo splendore del barocco dei palazzi e della Cattedrale.

Il Duomo è un incredibile miracolo architettonico, dove le colonne del tempio dorico dedicato ad Atena risalente Al V secolo A. C. sono state perfettamente inglobate nella struttura interna ed esterna della cattedrale di epoca bizantina. All’interno del Duomo è ancora visibile la cella del tempio le cui pareti furono intagliate per creare otto arcate che divisero in tre navate la basilica.

Si avvicina l’ora del pranzo e prima di riprendere l’auto ci fermiamo a mangiare al Ristorante Pizzeria Al Forte Campana che si trova in via Savoia, dove gustiamo degli ottimi piatti cucinati al momento con ingredienti freschi, accompagnati da un servizio impeccabile che ci allieta dapprima con un cocktail di benvenuto e alla fine offrendoci un sorbetto al limone.

Caponata di tonno
Zuppa di legumi
Pesce spada alla siracusana
Trancio di cernia alla siracusana

Dopo pranzo ci spostiamo con l’auto fino all’ingresso del Parco Archeologico, nella parte più recente della città.

https://www.secretsiracusa.it/dove-andare-a-siracusa/teatro-greco-di-siracusa-parco-archeologico/

Fatti i biglietti al Ticket Office che si trova dall’altro lato della strada rispetto all’ingresso del parco, entriamo e cominciamo il percorso di visita suggerito dalle guide, incamminandoci verso il Teatro Greco.

Sulla sinistra lungo la strada che porta al teatro possiamo osservare ciò che resta dell’Ara di Ierone II: un immenso altare per i sacrifici umani, fatto costruire dal tiranno Ierone II, di cui oggi è ancora visibile il basamento roccioso con i gradini di accesso al grande ripiano. Sul lato nord poi è ancora possibile vedere i piedi di uno dei due telamoni posti all’ingresso.

Lasciamo l’ara per dirigerci verso il Teatro Greco, uno spettacolo da mozzare il fiato. Il teatro scavato nella roccia del colle Temenite, piuttosto ben conservato, in origine fatto costruire da Ierone II ed usato per le assemblee del popolo, fu poi riadattato dai romani per rappresentazioni di diverso genere ed ancora oggi è utilizzato per concerti o spettacoli durante la bella stagione. L’edificio è orientato verso il mare pertanto gli spettatori seduti nella parte alta della gradinata godono di un panorama bellissimo.

A fatica ci allontaniamo dal teatro e ci dirigiamo verso le Latomie, antiche cave di pietra dalle quali venivano estratti blocchi di calcare grigio-bianco che venivano usati per costruire le mure degli edifici della città. Caverne oscure un tempo, in seguito ai terremoti, al sole ed all’umidità questi luoghi sono diventati dei “giardini” lussureggianti, pieni di ficus, magnolie e piante di agrumi, circondati da forme rocciose erose dal vento in bizzarre sculture.

All’interno della Latomia del Paradiso, la più ampia con cave alte fino ai 50 metri, si trova la famosa grotta chiamata l’Orecchio di Dionisio, una cavità con particolari doti acustiche, è sufficiente strappare un foglio di carta, perché questo suono venga sentito a metri di distanza. In merito all’Orecchio di Dionisio la leggenda narra che il tiranno Dionisio vi rinchiudesse i prigionieri per poter ascoltare i loro discorsi.

Non lontano dall’Orecchio di Dionisio ci imbattiamo nella Grotta dei Cordari, una vasta cavità artificiale sorretta da pilastri scavati nella roccia, che prende il nome dal fatto che nel XVII secolo i cordari vi lavoravano la canapa per costruire corde di qualsiasi genere, grazie alla notevole umidità della grotta.

Lasciamo anche la zona delle Latomie, per dirigerci verso l’Anfiteatro Romano, di epoca romana imperiale, ha una forma ellittica e si trattava di un’arena in cui si assisteva alle lotte tra belve e gladiatori. Anche se non perfettamente conservato questo anfiteatro è il terzo in Italia per dimensioni, dopo il Colosseo e l’Arena di Verona.

Terminiamo la nostra visita al Parco Archeologico e riprendiamo l’auto per tornare a Catania dove passeremo la serata e pernotteremo all’Hotel Borgo Verde, per poi partire il mattino successivo dall’aeroporto dove lasceremo la Lancia Ypsilon presa a noleggio e decolleremo per tornare a Milano Malpensa.

Il nostro tour di 5 giorni della Sicilia sud orientale è terminato e partiamo con la curiosità di scoprire le altre meraviglie che racchiude questa terra ricca di storia, cultura e bellezze paesaggistiche e che in soli 5 giorni non abbiamo potuto esplorare, promettendoci di tornare altre volte per poter completare un affascinante percorso che consigliamo a tutti di intraprendere.

Paola Gentili



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