Tour di 5 giorni della Sicilia sud orientale – Giorno 3, Agrigento – Valle dei Templi e Casa di Luigi Pirandello

Dopo il risveglio ci accorgiamo che nella notte è scesa un po’ di neve che si è depositata sui tetti e sulla nostra macchina, l’aria è fredda e il cielo non sembra promettere nulla di buono. Saliamo sulla nostra Lancia Ypsilon e impostiamo il navigatore su Agrigento in direzione Valle dei Templi, ma siccome in altura è prevista neve scegliamo di percorrere la strada litoranea.

Prendiamo la SS117bis in direzione Gela e successivamente la SP197 direzione Butera e la SS115 in direzione Agrigento.

Lo spettacolo a cui assistiamo durante il cammino è il variare del paesaggio, da collinare boschivo a collinare rurale, con infinite distese di aranceti, mandorli, vigneti, ulivi e fichi d’india, e man mano che ci si avvicina al mare, che vediamo in lontananza sulla sinistra, il tempo è sempre più soleggiato.

Seguendo le indicazioni per Favara prima e per Porto Empedocle dopo, sulla SS640 iniziamo a vedere sulla nostra destra in alto il Tempio di Giunone ed il Tempio della Concordia che dominano la valle con la loro maestosa bellezza, fino a che non troviamo sulla nostra sinistra il parcheggio per accedere alla Valle dei Templi.

Lasciamo l’auto nell’area di sosta a pagamento, l’aria è gelida ed il vento soffia forte, ma per fortuna il sole splende in un cielo azzurrissimo. Prendendo un taxi navetta a soli tre euro a testa arriviamo all’ingresso superiore della valle, dove si trova il Tempio di Giunone.

Alla biglietteria che è aperta dalle 8.30 alle 20.00 facciamo una breve coda, con tanto di controlli di sicurezza e successivamente acquistiamo due biglietti d’ingresso interi al prezzo di 10 euro l’uno.

Ed eccoci all’inizio del percorso di un parco archeologico di 1.300 ettari, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, che comprende i resti dell’antica città di Akragas, una delle più importanti colonie greche della Sicilia.

La Valle dei Templi è uno dei complessi archeologici più importanti del Mediterraneo, sia per le sue dimensioni, che per lo stato di conservazione dei suoi complessi architettonici. La città venne eretta su di un altopiano circondato da un paesaggio di rara bellezza, tra i fiumi Akragas e Hypsas.

Emozionati ci addentriamo nella valle, cercando di immaginarla come doveva presentarsi all’epoca del suo massimo splendore. I templi dorici del parco archeologico sono costruiti con tufo arenario conchiglifero giallo e risalgono al periodo intorno al V sec. a.C.

Per prima cosa ci imbattiamo nel magnifico e maestoso Tempio di Giunone rivolto verso oriente al di sopra di quattro gradoni quadrangolari sui quali si erigono 34 colonne, 6 sui frontoni e 13 sui lati. Posto sulla sommità della collina adornata da ulivi, mandorli, carrubi e cipressi, è preceduto da un altare dei sacrifici.

Tempio di Giunone

Proseguiamo lungo le mura di fortificazione in direzione mare, che possiamo ammirare dall’alto, fino al Tempio della Concordia, il più maestoso e ben conservato della valle, che ci lascia senza fiato.

Mura di fortificazione
Tempio della Concordia

Il Tempio della Concordia è l’opera meglio conservata dell’architettura dorica. Periptero esastilo, con 34 colonne e le sue membrature strutturali, è giunto quasi intatto a noi grazie al fatto che venne trasformato in chiesa nel VI sec. d.C., tanto che è ancora possibile ammirarne la cella con le pareti aperte da arcate a tutto sesto. Nel 1748 venne tolto al culto e riportato alla sua forma originaria. Non si conosce la divinità alla quale fu dedicato e venne chiamato Tempio della Concordia per via di un’iscrizione trovata nelle vicinanze del luogo dal frate Tommaso Fazello.

Tempio della Concordia fronte
Tempio della Concordia retro

Non lontano dal tempio ci imbattiamo in un’enorme statua di bronzo mutilata che rappresenta Icaro caduto opera di Igor Mitoraj, noto scultore polacco.

A fatica abbandoniamo il Tempio della Concordia e proseguiamo il cammino dando giusto una veloce occhiata dall’esterno alla Villa Aurea, sede di Antiquarium per arrivare al Tempio di Ercole.

Anch’esso periptero esastilo aveva però 38 colonne, 6 nei frontoni e 15 ai lati, purtroppo è andato quasi totalmente distrutto e rimangono soltanto 8 colonne erette di cui 4 con capitello ed un’altra mutila. Si pensa sia il più antico tempio della città di Akragas e nonostante se ne sia conservata soltanto una parte è comunque emozionante vederlo e pensare a quanto dovesse essere grande.

Tempio di Ercole

Proseguendo nella parte occidentale del parco ci imbattiamo in quel che resta del Tempio di Giove Olimpico, quello che doveva essere il tempio più grande di tutto il mondo greco, ma che non venne mai completato in quanto venne distrutto da terremoti e guerre e forse anche per il peso eccessivo delle sua struttura. Guardando ciò che rimane delle sue colonne immense, alte almeno 17 metri e con un diametro di più di 4 metri, i capitelli giganti distrutti, nonché l’estensione dell’area ci rendiamo conto che sembrava un tempio per giganti.

Capitello del Tempio di Giove Olimpico

E giganti erano i Telamoni, riproduzioni umane di pietra alte circa 8 metri che avevano funzione decorativa e di sostegno alla struttura interna. Al centro della cella è possibile ammirarne un calco mentre altri originali sono visibili all’esterno del tempio ma sono incompleti.

Calco di Telamone
Resti di Telamone originale

Infine terminiamo la visita con il Tempio dei Dioscuri, con sole 4 colonne superstiti ma il più fotografato di Agrigento, tanto che ne è diventato il simbolo. Andato distrutto da guerre e terremoti venne parzialmente ricostruito nel 1832 con materiali provenienti da altri templi.

Tempio dei Dioscuri

Uscendo dal parco archeologico prima di riprendere la macchina ci fermiamo a pranzare in un chiosco dell’area ristoro e ci gustiamo un paio di arancini per tenerci leggeri.

Successivamente ci rechiamo in direzione Porto Empedocle in Contrada Caos (o Kaos) fino alla Casa Museo Luigi Pirandello, Premio Nobel per la Letteratura nel 1934 ed uno dei nostri autori contemporanei preferiti.

Casa Museo Luigi Pirandello

Qui egli nacque e passò buona parte sua della vita.

La casa museo è aperta dalle 9.00 alle 19.00 dei giorni feriali e fino alle 13 dei giorni festivi. L’ingresso costa 4 euro.

Dopo aver fatto i biglietti ci dirigiamo verso l’entrata della casa dove un poster a misura d’uomo con una foto dell’autore sistemato sapientemente dietro alla porta a vetri del piano terra, ci fa sembrare che ci sia proprio Pirandello ad accoglierci.

Al piano terreno sono presenti diverse opere pittoriche della famiglia Pirandello, mentre al piano superiore sono conservati l’urna cineraria in cui vennero trasportate le sue ceneri, e diversi manoscritti e dattiloscritti dell’autore, insieme a documenti vari, fotografie e ad una sua pagella scolastica. È davvero emozionante pensare che quei pavimenti, quei muri e quegli oggetti siano stati calpestati, sfiorati, toccati e scritti da Pirandello in persona.

Dopo aver visitato la casa ci dirigiamo verso un sentiero che costeggia il colle e ci porta dove Luigi Pirandello scelse di essere sepolto non lontano dalla sua casa natale, in particolare voleva che le sue ceneri venissero sparse nella campagna circostante sotto un pino marittimo che era rivolto verso il mare.

Arriviamo in uno spiazzo dove troviamo la tomba del Premio Nobel, con l’iscrizione che lo ricorda e quel che resta del pino. Di fronte alla pietra sepolcrale, la vista sul mare.

Oramai è il tramonto e dopo qualche foto torniamo a prendere la nostra auto per tornare all’Hotel al Ritrovo a Piazza Armerina, che domani lasceremo per andare a Taormina (CT), senza perderci però lungo il tragitto del ritorno un meraviglioso tramonto sul mare.

Paola Gentili


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