Viaggio sul pianeta Terra – di Paola Gentili

Anno 2230 d.C. la navicella Liberty atterra sulla pista della stazione spaziale della città di Walcon sul Pianeta Astorius in perfetto orario. Mary e Jack sbarcano e le loro valigie telecomandate li seguono tramite una connessione ai loro bracciali multimediali che ne registrano la posizione.

Giusto il tempo di fare una colazione nel confortevole caffè con vista sulla stazione e poi si incamminano verso Piazza Vega dove si terrà lo spettacolo di rievocazione storica “La Terra, il pianeta distrutto dalla razza umana”.

Milioni di visitatori da tutte le galassie affollano le vie della città che portano a Piazza Vega, curiosi di partecipare alla conferenza multisensoriale che li calerà nella realtà virtuale di un mondo per molti di loro del tutto sconosciuto, nonostante alcuni libri di storia ne parlino.

Una volta giunti alla piazza, Mary e Jack si accomodano nella loro morbida e avvolgente poltrona a due sedute, indossano cuffie ed occhiali, si stringono la mano e Jack guardando Mary schiaccia il pulsante di Avvio.

Anno 2101 d.C. Pianeta Terra, l’aria è umida e pesante, il cielo è di un grigio plumbeo senza nubi né luci, Mary e Jack si trovano al termine di un concerto, in mezzo ad una folla scomposta e disordinata, non ci sono percorsi di uscita indicati ed ognuno prende una direzione casuale.

Il frastuono delle voci dei fan impedisce ai due di riuscire a sentirsi e presto vengono divisi da umani deliranti e molesti che sobbalzano apparentemente senza un perché.

Jack tuttavia essendo alto e possente riesce a crearsi un varco e a raggiungere un taxi che lo condurrà all’aeroporto più vicino, dove poi insieme a Mary potranno scegliere quale zona del pianeta visitare.

Mary più piccina invece poco dopo perde di vista Jack e si trova smarrita in mezzo alla folla. Spaventata cerca di contattare Jack con il braccialetto, componendo il suo numero, ma si rende conto che su quel pianeta non c’è campo per i loro sistemi di comunicazione, quindi imposta la lingua “terrestre” sul bracciale e cerca aiuto nelle persone a lei vicine, usando il traduttore istantaneo.

Mary chiede ad una donna accanto a lei come possa fare per raggiungere l’aeroporto più vicino, di sicuro Jack sarà andato lì per decidere insieme a lei cosa visitare di questo sconosciuto pianeta.

La donna le dice di seguirla e la conduce fino alla fermata degli autobus dove le indica quale prendere e dove scendere.

Mary sale sull’affollatissimo autobus e scende alla fermata indicata dalla donna, dove però non trova l’aeroporto, quindi chiede ad un passante come fare per raggiungerlo da quella fermata.

L’uomo dice a Mary che deve arrivare alla stazione ferroviaria che si trova alla fine della via e da lì prendere un treno che la condurrà all’aeroporto.

Mary si incammina lungo la via e ad un certo punto si rende conto che i marciapiedi scompaiono, la strada d’asfalto diventa una via disseminata di binari, che però non sono attraversati da treni bensì da tram, nomi con cui venivano descritte nei libri di scuola queste scatole di ferro che si spostano su rotaie.

Non ci sono passaggi pedonali, non ci sono semafori, i tram continuano a passare sui binari senza sosta e senza una direzione, attraversare la strada per raggiungere la stazione ferroviaria che si trova al di là della via sembra diventare una lotta per la sopravvivenza.

Mary inizia ad attraversare la strada, stando attentissima a non farsi investire e nota angosciata alcuni relitti di tram accartocciati e abbandonati che probabilmente sono il frutto di scontri tra mezzi in cui di sicuro, pensa, avrà perso la vita qualche essere umano.

Un tram sembra avvicinarsi a lei velocemente, Mary cerca di fare cenno all’autista di frenare, ma si accorge che non c’è alcun autista: il tram auto pilotato sembra percorrere i binari senza un percorso programmato.

Mary fa uno scatto indietro e cerca un’altra via ma ad un certo punto si accorge che la strada è sbarrata dalle carcasse di altri tram e l’unico modo per proseguire verso la stazione è quello di infilarsi in una via sotterranea cementificata e stretta, fatta di cunicoli bassi e angusti che ricordano le vie di areazione della Piramide di Giza, una delle sette meraviglie antiche del pianeta Terra, descritta nei libri di storia. Mary chiede ad un passante se non ci siano altre strade percorribili per raggiungere la stazione, ma l’uomo risponde che quella è l’unica via d’accesso.

Ansimante e sempre più spaventata Mary sente solo il suono del suo battito cardiaco ma prova comunque ad infilarsi nel cunicolo.

Claustrofobica, senza altre vie d’uscita, si addentra in uno dei cunicoli.

Uno, due, tre passi scendendo le scalette e sul fondo intravede un pozzo.

Mary pensa: “Dove porterà quel pozzo? Bisognerà nuotare fino a dove? “

Ecco ad un tratto emergere dal pozzo un enorme serpente mostruoso che spalanca le fauci minacciosamente, la tensione cresce sempre di più, sudata e tremante Mary cerca nelle tasche dei suoi pantaloni un’arma per difendersi, ma in fondo alla tasca destra trova solo un pulsante.

Disperata lo preme.

“Stop! Interruzione della riproduzione in corso, grazie per aver partecipato alla nostra conferenza, speriamo lo spettacolo vi sia piaciuto.”

Le cuffie e gli occhiali si staccano, Mary e Jack tornano in Piazza Vega senza avere visto molto del Pianeta Terra, ma quel tanto che basta per non volerci tornare.

Presentato da Paola Gentili al 3° Concorso Storie in viaggio edizione 2018 organizzato da Associazione Culturale Euterpe

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